Sant'Adriano martire:
Chi era Adriano di Nicomedia, soldato
dell'esercito romano, si convertì in seguito all'atteggiamento
coraggioso, durante la tortura, di 23 cristiani, vittime della
persecuzione dell'imperatore Diocleziano (284 - 305). Così venne
messo a morte con loro. La sua sposa Natalia, presente al martirio,
l'avrebbe sepolto a Bisanzio. La festa I Greci lo venerano il 26
agosto, mentre il Martirologio gerominiano lo ricorda al 4 marzo.La
memoria di S. Adriano all'8 di settembre, ricordata in certi
manoscritti, ha probabilmente per origine la commemorazione che si
faceva del santo in tale giorno, in occasione della processione
litanica che partiva dalla chiesa dedicatagli da Papa Onorio (625 -
638) nel Foro romano.
SANT'ADRIANO Papa ADRIANO V, ricordato da Dante nel canto XIX del
purgatorio, nipote di Papa Innocenzo IV, fece costruire a Trigoso la
sua grande Abbazia, il suo palazzo papale e le “case”
dell’Abate e dei venti canonici che l’officiavano. Sulle
rovine di questo tempio sorge attualmente una Cappella di più
modeste proporzioni (1750 ca), dove si conserva un importante
bassorilievo in ardesia raffigurante Papa Adriano con la sua Abbazia;
nel giardino fa bella mostra una trecentesca fontana ottagonale in
marmo. Il palazzo papale nel ‘600 è stato conglobato con
l’antico Ospitale in un unico grande stabile: l’attuale
palazzo Crosa. Le celle dei prelati sono ora una serie di case, che
formano Via del Paraso. Sant' Adriano m. 280
Nota da: Libreria Editrice Fiorentina, 1998, Firenze
Jacopo da Varagine, Leggenda aurea, volume 2° Adriano subì
il martirio sotto il regno dell'imperatore Massimiano; costui, mentre
si trovava a Nicomedia, ordinò agli abitanti di ricercare tutti
i cristiani: allora, per avidità di denaro o per timore di
incorrere nell'ira dell’Imperatore, si vide il vicino denunciare
il vicino e il parente denunciare il parente: cosicché trentatre
cristiani furono arrestati e condotti dinanzi all'imperatore. Disse
loro Massimiano: «Non sapete quale è la pena a cui sono
condannati i cristiani?» E quelli: «La sappiamo e deridiamo
la stoltezza dei tuoi comandi». Allora l'imperatore, irato,
ordinò che fossero battuti con i nerbi di bue e percossi con
pietre nel volto: dipoi li fece chiudere in carcere, carichi di catene.
Ma Adriano, che comandava i soldati, ammirando la costanza dei martiri,
gli disse: «Vi scongiuro, in nome del vostro Dio, di dirmi quale
ricompensa aspettate in cambio di tante sofferenze». Risposero i
santi: «L'occhio non la vede, ne l'orecchio l'ode, ne il cuore
può gustarla: tanto è perfetta la ricompensa preparata da
Dio ai suoi fedeli». Disse allora Adriano. «Prendetemi con
voi per che anch'io sono cristiano!» L'imperatore subito lo fece
gettare in prigione. Natalia, moglie di Adriano pianse e si
disperò; ma quando seppe che il marito soffri va per la fede
cristiana, corse in prigione e baciò le sue catene e quelle
degli altri cristiani esultando di gioia perché anche lei, nel
segreto del cuore, credeva in Cristo. Disse poi al marito:
«Felice sei tu, Adriano, mio signore, poiché hai trovato
una ricchezza ben maggiore di quella che i tuoi genitori ti hanno
lasciato; ricchezza di cui avranno bisogno anche coloro che, qui sulla
terra, molta ne posseggono, quando giungerà quel giorno estremo
in cui il padre non potrà intercedere per il figlio, ne la madre
per la figlia, né l'amico per l'amico!» Lo esortò
poi a disprezzare ogni bene terreno, a non ascoltare ne amici ne
parenti e a tener fisso il cuore nella celeste beatitudine. Rispose
Adriano a Natalia: «Va', sorella mia! Io ti chiamerò nel
giorno del martirio perché tu sia spettatrice della nostra
morte». Dopodiché la donna raccomandò il marito
agli altri santi e tornò a casa. Quando Adriano seppe che il
giorno dell'estremo supplizio era arrivato, col denaro ottenne dai
guardiani il permesso di andare a chiamare Natalia, come le aveva
promesso. Ed ecco che un tale, vedendo Adriano per la strada, corse
dalla moglie e le disse : «Adriano è stato rimesso in
libertà!» La donna credendo che il marito avesse avuto
paura del martirio scoppiò in pianto e gli chiuse in faccia la
porta dicendo : « Stia lontano da me colui che si
allontanò da Dio perché io non debba rispondere a quella
voce che rinnegò il Signore!» Poi si rivolse al marito e
disse : «O uomo misero, senza Dio! Chi ti ha costretto ad
intraprendere un'opera che non avevi il coraggio di compiere? Chi ti ha
separato con lusinghiere parole dal consorzio dei santi? Perché
hai disertato la lotta prima ancora che cominciasse, perché sei
perito prima ancora di essere stato raggiunto da una sola freccia?
Ahimè infelice, cosa debbo fare, sposa a questo empio? Un eterno
obbrobrio ricadrà sulla mia testa!».
Adriano tutto si rallegrava ammirando tanta forza d'animo in una donna
giovane, nobile, bellissima
e a lui sposata da appena quattordici mesi. Ma quando la vide troppo
afflitta le disse: «Aprimi, Natalia, perché non sono qui
per aver sfuggito il martirio, ma per condurti con me sul luogo
dell'estremo supplizio!» Rispose la donna ancora incredula:
«Ecco questo rinnegato con quali parole cerca di sedurmi! Ecco
come mentisce questo secondo Giuda! Via da me, o misero o vado ad
uccidermi per non dover più vivere con tè ».
Poiché Natalia indugiava ad aprire la porta gridò
Adriano: «Aprimi subito o non mi vedrai più e molto ti
pentirai di aver agito in tal modo verso di me! Io devo andarmene
subito perché i cristiani che ho lasciato in carcere non debbano
sopportare dai guardiani anche i tormenti a me destinati». Quando
Natalia udì queste parole aprì la porta, abbracciò
il marito, e con lui si recò in carcere dove deterse con
purissimi lini le piaghe dei martiri.
Infine l'imperatore comandò che i cristiani fossero portati alla
sua presenza: coloro che per i supplizi già sofferti non avevano
la forza di camminare, furono trascinate come bestie ferite. Adriano li
seguiva, camminando con le mani legate dietro la schiena; non appena fu
steso sul cavalletto Natalia gli si avvicinò e gli disse:
«Mio signore, non tremare dinanzi ai tormenti: la sofferenza
sarà di breve durata ma eterna la gioia in unione alle schiere
angeliche ». Poi andò di corsa dagli altri cristiani per
annunziar loro come coraggiosamente Adriano sopportasse il martirio.
Frattanto l'imperatore comandò al santo di Dio di non
bestemmiare gli dei, ma quegli rispose : «Se io soffro tanti
tormenti per aver bestemmiato i falsi dei, quanti ne dovrai sopportare
tu che rinneghi l'unico vero Dio?» E l'imperatore: «Gli
empi cristiani ti hanno insegnato queste parole ». E Adriano:
«Perché chiami empi coloro che sono maestri di vita
eterna?» Natalia con grande gioia ascoltava le risposte del
marito e le riferiva agli altri cristiani. Allora l'imperatore
comandò che il santo fosse battuto da quattro robustissimi
uomini: dopodiché fu di nuovo chiuso in carcere con i visceri
che gli fuoriuscivano dal ventre. Adriano era un giovane bello e
delicato e Natalia vedendolo steso a terra tutto piagato
esclamò: «Felice sei, mio signore, perché sei degno
di entrare a far parte dei beati! Felice sei, mio diletto,
perché soffri per Colui che tanto ha sofferto per tè! Sii
costante e vedrai la gloria di Dio». Quando l'imperatore venne a
sapere che molte donne soccorrevano i cristiani, comandò che gli
fosse proibito di entrare nelle carceri. Ma Natalia si tagliò i
capelli, si vestì da uomo e seguitò ad assistere il
marito: le altre matrone seguirono il suo esempio. Frattanto la donna
chiese al marito, non appena fosse giunto a far parte dell'eterna
gloria, di ottenere dal Signore che presto la chiamasse a sé da
questo mondo, conservando in tatto il suo corpo. Frattanto
l'imperatore, avvertito che le donne seguitavano a frequentare le
prigioni, ordinò di uccidere i cristiani spezzandogli le membra.
Natalia, temendo che il marito venisse meno alla sua fede alla vista
delle sofferenze altrui, ottenne dai carnefici che cominciassero da
lui. Quando gli ebbero tagliati i piedi e spezzate le gambe; Natalia
volle che gli tagliassero anche una mano perché non fosse
secondo agli altri santi che più di lui avevano sofferto.
Dopodiché Adriano morì insieme ai suoi santi compagni.
L'imperatore allora comandò che i corpi dei martiri venissero
bruciati. Natalia si nascose in seno la mano del marito e quando i
corpi dei santi furono gettati sul rogo anche la donna avrebbe voluto
bruciare con loro: ma una impetuosissima pioggia si riversò dal
cielo e impedì che le sacre membra venissero divorate dal fuoco:
cosicché i cristiani poterono trasportarle a Costantinopoli e
seppellirle. Quando la pace fu restituita alla Chiesa, con grandi
onori, furono riportate a Nicomedia.
Questo martirio ebbe luogo nell'anno del Signore 280.
Natalia tornò a casa e conservò religiosamente la mano di
Adriano: anzi, per consolarsi della perdita del marito, era solita
tenerla sul proprio guanciale. Dopo qualche tempo un tribuno, colpito
dalla bellezza della giovane donna, la fece chiedere in isposa. Rispose
Natalia: «Quale onore per me sposare un tale uomo! Ma chiedo, per
prepararmi, tre giorni di tempo».
Sperava così di aver modo di fuggire. Poi si mise in preghiera
per ottenere da Dio che conservasse intatto il suo corpo: in tale
preghiera si addormentò e nel sogno un martire le apparve,
dolcemente la consolò e la esortò a recarsi là
dove riposava il corpo del marito.
Subito la donna si svegliò, prese la mano di Adriano e
salì su di una nave insieme con molti altri cristiani. Quando il
tribuno venne a conoscenza della fuga si mise a inseguire Natalia con
un'altra nave ma una gran tempesta lo costrinse a desistere da questa
impresa.
Ed ecco che a mezzanotte il diavolo prese l'aspetto di un marinaio e
salì su una nave magica; poi si presentò a coloro che
navigavano con Natalia e gli disse: «Donde venite e dove siete
diretti?» E quelli: «Veniamo da Nicomedia e andiamo a
Costantinopoli». E il diavolo: «Seguite una direzione
sbagliata: voltate a sinistra!» Diceva così per indurii in
errore e mandarli a naufragare contro gli scogli. Ma subito dopo
apparve Adriano, esortò il comandante della nave a non cambiare
direzione e affermò che era stato lo spirito. Maligno a volerli
ingannare. Dopodiché si mise a camminare sulle acque dinanzi
alla nave: la qual cosa riempì di gioia l'animo di Natalia. Sul
far del giorno la nave giunse felicemente nel porto di Costantinopoli:
Natalia si recò sul sepolcro dei martiri di Nicomedia e depose
la mano accanto al corpo di Adriano. Poi si mise in preghiera e si
addormentò: in sogno le apparve il marito che le ordinò
di seguirlo nell'eterna pace. La donna si svegliò,
raccontò la visione avuta, poi salutò i cristiani che la
circondavano e spirò: quelli devotamente ne seppellirono il
corpo accanto a quello del martire Adriano.