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storia Fin dai tempi antichi la posizione e il carattere dell'abitato sono stati influenzati da circostanze naturali. Condizioni climatiche, possibilità agricole, materie prime e mezzi naturali di comunicazione hanno posto le basi allo svolgimento della vita umana. Il degrado della superficie boschiva della Sicilia ha fatto sì, che a partire dal medioevo, la pietra è diventata la materia principale nelle opere di architettura. La città medioevale fino al 500 è la risposta figurata e concreta delle vocazionalità del luogo. La struttura dell'insediamento, infatti, si integra e si inserisce in modo flessibile con la natura, determinando con essa unità organica. I quartieri dei paesi di impianto medioevale conservano ancora la configurazione urbanistica assunta in quei secoli, costituita da articolati e oblunghi isolati collegati da vie strette, rampe estremamente ripide e sinuose su cui si affacciano umili case terragne. Nella città del passato i segni fisici erano più rappresentativi, regolati da una logica insediativa. Il Castello, la torre, la Chiesa sono le forme che tendono a verticalizzare la simbolica presenza dell'uomo sul territorio. Nel periodo che va dal XVI al XVIII secolo esistono in Sicilia due tipologie di insediamenti urbani di tipo feudale. Un primo tipo è costituito dai centri urbani già esistenti in epoche precedenti, che vengono rifondati dalla residenza del barone; un secondo tipo è costituito dai centri urbani di nuova fondazione creati dalla seconda metà del '500 ai primi decenni dell'800. Inoltre, la decisione di stabilire con la Chiesa il fulcro generatore del moderno nucleo urbano, proviene dalla consapevolezza e dalla propensione dei feudatari di riurbanizzare i centri rurali, trasferendo il centro di gravità verso siti contigui al vecchi impianto ma in posizione più aperta e meno arroccata. Dal XVII secolo in poi, si fondarono numerosi centri urbani ma con una volontà d'intervento nel territorio diversa da quella che aveva caratterizzato gli insediamenti nati precedentemente. L'intenzionalità con cui è usata la nuova maglia è quella di favorire la gestione dell'assetto urbano da parte delle forze sociali economincamente e culturalmente più forti.. In generale, l'insediamento veniva organizzato costruendo le attrezzature primarie e sovrapponendo poi al territorio una maglia differenziata che non ha nessun rapporto con le caratteristiche morfologiche del luogo. L'unica differenza che questo modello comporta, sta nel fatto che da una parte si trova la struttura del potere simboleggiato (il palazzo baronale e/o la chiesa); dall'altra il tessuto indifferenziato, costituito dall'edilizia contadina. L'architettura popolare in Sicilia si muove entro limiti costrittivi dovuti all'ambiente e all'economia. La prima costrizione è dovuta alla scarsità di legname da opera e all'abbondanza invece di materiali litici. La seconda costrizione invece è rappresentata dalla povertà dei committenti e di buona parte dei costruttori. La tecnologia costruttiva appropriandosi della materia prima offerta dall'ambiente, ne valorizza a pieno le caratteristiche raggiungendo un effetto mimetico straordinario e garantendo un inserimento nel paesaggio discreto, delicato, non violento. Il centro di S.Salvatore , così come gran parte dei comuni del Nostro comprensorio, si è sviluppato in altezza e gli elementi costitutivi delle abitazioni si ripetono con grande uniformità. Le abitazioni degli antichi insediamenti si presentano racchiuse in se stesse, autosufficienti, frutto di un'economia povera e autarchica. Le campagne sono popolate e assumono forme intermedie tra l'insediamento in casali e case sparse. Ciò è conseguenziale alla diversa utilizzazione del suolo per le colture specializzate dei noccioleti, agrumeti , ortaggi, etc. I vani dell'abitazione si dispongono a torre con il rustico a piano terra , le camere al primo piano e la cucina in alto. Accanto all'ingresso per la stalla si ha un portone per la parte civile, dal quale, tramite una ripida scala in legno, si accede ai piani superiori. La casa contadina presenta una struttura muraria molto solida, formata da grossi blocchi di pietra grossolanamente sbozzata, i cantonali sono rinforzati da grossi blocchi di pietra arenaria squadrata, gli stipiti delle porte e delle finestre sono anch'essi costituiti da conci di pietra arenaria. Schematizzando, si possono distinguere quattro fasi principali di sviluppo dei centri antichi del nostro comprensorio. La prima è costituita dalla formazione per "aggregazioni", attorno alla chiesa o al castello e si sviluppa mediante annessioni di nuclei esterni all'area di primo impianto. La seconda fase è costituita dalle "addizioni urbane". L'ampliamento, nelle aree esterne dell'abitato, scaturisce da una precisa pianificazione: la creazione di una strada che diventa l'asse portante dello sviluppo urbano e lungo la quale si generano degli impianti a scacchiera o lineari lungo assi longitudinali. La terza fase è quella dell'assetto definitivo in cui le connessioni al nucleo primitivo, sono già racchiuse entro le mura e le espansioni successive avvengono per conurbazione. Queste aree esterne saranno funzionali al centro dove permane il potere politico, religioso e militare. La quarta fase è caratterizzata dalle espansioni incontrollate, dagli sventramenti nei centri storici, dalla saturazione dei vuoti urbani e dallo sviluppo edilizio non pianificato. Dall'era industriale in poi, si rompe nella città l'armonia che proveniva dall'omogeneità. L'ambito di lavoro non è più la natura con i suoi ritmi e i suoi cicli, ma sono adesso ambiti più o meno astratti, di tipo amministrativo, giuridico, organizzativo. SAN SALVATORE DI FITALIA: Nel paesaggio del Fitalia, odoroso di essenze di bosco e dominato dal silenzio della montagna, giace San Salvatore di Fitalia, allungato su di un crinale al punto di confluenza dei due rami del fiume Fitalia da cui trae il nome, il paese è una vera e propria terrazza sulla rigogliosa omonima valle. Le piccole e antiche case che accompagnano il cammino di chi penetra nell'abitato, proteggono, senza diffidenza, l'intimità di una vita antica, appagata dalle piccole dimensioni, che improvvise, si ripropongono dietro le case a definire spazi creati dai modi di una convivenza secolare alimentata dalle risorse illimitate del bosco. Qui nel succedersi degli spazi terrazzati dell'abitato, piccole chiese e gustosi comparti architettonici di carattere vernacolare fanno da quinta a prepotenti inserti di paesaggio. Le prime notizie storiche su un agglomerato urbano chiamato SS.mo Salvatore risalgono al XIV secolo e prende il nome dal castello, di proprietà di Vinciguerra d'Aragona, costruito su una estremità della valle del Fitalia a difesa dei piccoli borghi sparsi nella dorsale e nelle falde abitati da popolazioni bizantine e arabe. Il toponimo Fitalia si fa risalire ad un primo processo di ellenizzazione della regione, avvenuto in epoca classica, prima della conquista romana. Infatti il termine Fitalia trova numerosi riscontri etimologici nel greco classico, a cominciare dai poemi omerici nel significato di "terra che produce piante " oppure "piantagione, ulivo, vite, tempo della piantagione". I greci, quindi, trovarono il terreno della vallata molto adatto alla coltivazione di alberi fruttiferi e lo chiamarono "Fitalia"; da qui si può supporre che un lungo ed intenso processo di antropizzazione sia iniziato intorno al V secolo a.C. e che Fitalia sarebbe sorto come centro si scambio agricolo, punto di contatto fra i greci provenienti dal mare e i siculi dell'entroterra dediti alla pastorizia. Per la sua naturale configurazione geografica il territorio di Fitalia, delimitato dai confini delle due fiumare, controllava l'accesso dal mare verso le regioni interne ed era il punto chiave per le comunicazioni mediante torri di avvistamento; pertanto assolvendo alle due importanti funzioni di comunicazione e di difesa, era naturale la sua vocazione a sito abitativo privilegiato, punto di confluenza del commercio per tutta la regione interna. Le prime notizie storiche sul castello del SS. Salvatore , risalgono al 1094, quando il Conte Ruggero di Calabria e di Sicilia donò, ma non fondò, sia il Castello di Fitalia che quello del SS. Salvatore al Monastero di S. Bartolomeo apostolo di Lipari, fondato dallo stesso Conte nel 1088. Durante il periodo normanno, il territorio di Fitalia venne diviso in cinque parti, di cui tre quinti vennero assegnati alla giurisdizione feudale del vescovo di Patti e i due quinti all'arcivescovo di Messina e al Monastero delle Benedettine del SS. Salvatore di San Marco. Solo nel 1828 il territorio venne assegnato interamente al vescovo di Patti. Verso la fine del XVI secolo si ha l'esodo degli abitanti del territorio di Fitalia verso la nuova terra del SS. Salvatore , il cui castello sorgeva su una elevazione naturale in una striscia di terra pianeggiante. Nel suo centro storico, di impianto medievale, rimangono le chiese che ospitano le opere del Gagini di grande pregio: nella Chiesa Madre una Madonna del 1520 e un trittico raffigurante la Trasfigurazione; nella Chiesa dell'Assunta un altro trittico del 1500 e nella Chiesa di S. Calogero Eremita una statua lignea dell'Immacolata risalente al '700. Famoso nei Nebrodi per il culto di S. Calogero (19-20-21 agosto), il paese è meta di pellegrini che vi si recano per rendere omaggio al Santo miracoloso, alla cui venerazione è collegata la tradizione degli ex-voto. Gran parte di tale oggetti donati al Santo in segno di ringraziamento per le grazie ricevute o richieste sono conservati presso il Museo delle tradizioni popolari. Per quanto riguarda l'itinerario naturalistico e panoramico c'è da vedere la Rocca di Pietra Giuda, il Piano delle "Cciappe" e infine il Belvedere Santa Caterina. La storia moderna di S. Salvatore di Fitalia s'identifica molto con il culto di S. Calogero eremita e taumaturgo. La festa si svolge il 20 agosto dove il santo è portato in processione su una "vara" realizzata in legno nel tardo '600 barocco; si tratta di momenti di grande suggestione e misticismo, il tutto incorniciato da migliaia di fedeli che vengono da ogni parte della Sicilia settentrionale. Le ossa del Santo furono trasferite, prima del 965, forse per porle al riparo da incursioni arabe, nel Monastero di S. Filippo di Fragalà, presso Frazzanò. Però i cittadini di S. Salvatore in un anno imprecisato del XVII secolo o dei primi decenni del XVIII secolo non restituirono ai monaci di Fragalà le reliquie del Santo, non essendo stato stipulato in quell'anno nessun documento scritto. Bisogna ricordarsi le seguenti date per la processione di S. Calogero. Il 5 febbraio, in cui S. Calogero esce in penitenza senza musiche e il Clero non veste paramenti sacri, e viene portato nella Chiesa Madre; la tradizione orale indica in questa data la rievocazione di un miracolo del Santo avvenuto nel corso di una penitenziale processione tendente a liberare da violenti nubifragi che lo tormentavano da giorni. La processione della domenica successiva al 5 febbraio per riportarlo al suo santuario, questa volta accompagnato con le musiche di complessi bandistici. La processione della Domenica delle Palme, insieme con S. Antonio di Padova, a ricordo della divisione religiosa fra "salvatoriani" e "mariani", avendo S. Salvatore due chiese madri, quella del SS. Salvatore e di S. Maria e diviso tra le diocesi di Patti e di Messina fino al 1824; la festa è allietata dalla musica e dallo sparo di mortaretti. Infine la festa Patronale del 19/20/21 agosto, citata all'inizio. SOPRANNOMI O NOMIGNOLI Come avviene in tutte le com u nità grandi o piccole che siano, anche in S. Salvatore le persone sono conosciute più per il loro soprannome, che con il loro cognome. I cognomi comuni in S. Salvatore sono molti e molti sono anche i casi di omonimia, per cui ad ovviare possibili confusioni od errori nella consegna della corrispondenza e per agevolare la ricerca al postino, si aggiungeva il soprannome che ne precisava la personalità; venne alla conclusione che le persone più evolute non solo non si adontano del l'oro soprannome, anzi ne sono orgogliosi, e nella corrispondenza preferivano aggiungere il soprannome alla professione, mentre invece le persone poco colte o addirittura analfabete, non riuscivano a capacitarsi, che il soprannome resta un segno di distinzione di famiglia e non un'offesa. Ben vengano dunque i nomignoli o i soprannomi, che io rifuggo dal chiamare « nciuria » come tanti impropriamente intendono. Riporterò un limitato elenco di cognomi di famiglie che hanno lo stesso cognome e si distinguono dal soprannome per non creare confusioni.
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Ci sono i noltre anche tante famiglie che hanno il loro rispettivo soprannome, senza fare i cognomi: Sono:
e tanti altri ancora che non enumero perch é l'elenco sarebbe troppo lungo. Copyright © 2002 newhairstyle All rights reserved. |